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Lettera aperta sugli scandali che finalmente vengono alla luce. Solo rispondendo con trasparenza e lealtà il pontificato di Francesco potrà venire incontro alle attese e resistere ai tentativi di delegittimazione

Cari insostituibili amici della libera informazione e dell’autonomia di pensiero, sono lieto di comunicarvi che, nonostante la censura veicolata da ambienti ecclesiastici, i contenuti del libro “La tentazione” (Centauria, 2017) sono finalmente riusciti ad imporsi.

Il libro, a oltre un anno dall’uscita, è tornato in alto nella classifica Amazon. Ricordiamo il sottotitolo: “Una donna, un frate, un amore. Un dossier segreto scuote il Vaticano”

Ciò significa che almeno tre vicende inconfessabili non dissimili da quelle di recente denunciate dall’ex nunzio Viganò - sulle quali papa Francesco non è intervenuto, nonostante le promesse lanciate nel 2015 - stanno arrivando al cuore e alla coscienza dell’opinione pubblica, grazie al passaparola sul libro.

Nell’ordine:
1- Lo scandalo gay nei carmelitani scalzi di Roma non sarà possibile insabbiarlo: un padre superiore coperto dai suoi superiori (di fatto i vertici mondiali della congregazione) faceva sesso mercenario nei vialetti di villa Borghese, ponendo a rischio Aids i confratelli della Curia Generalizia e i fedeli dell’annessa parrocchia di Santa Teresa. Il religioso in questione non è ancora stato processato, in barba al carattere cogente delle norme di diritto canonico, e l’unico a farne le spese è stato il coraggioso frate che denunciò il turpe e pericoloso intrallazzo: il monaco, come da prassi plurisecolare, è stato trasferito il più lontano possibile (nella fattispecie in Belgio)

2 - La stessa congregazione dei carmelitani d’ora in avanti non potrà più fingere di non sapere che il furto di un dipinto di inestimabile valore (“Gesù adolescente e San Giuseppe falegname” del Gherardo delle Notti, acclamato pittore caravaggesco) fu perpetrato da eminenti padri superiori dello stesso ordine nel convento di Monte Compatri per colmare vertiginosi buchi di bilancio legati a pratiche “libertine” oggi altrettanto diffuse (rapporti con donne e/o uomini, spese pazze, speculazioni, ecc.)

3 - come emerge dalla lettura de “La tentazione”, e in particolare dalla circostanziata denuncia della Dama Nera, non poche furono le situazioni di promiscuità sessuale negli anni Sessanta e Settanta del secolo scorso, con la partecipazione di religiosi. Oggi è emerso che uno tra questi potrebbe esser stato monsignor Gugliemo Giaquinta, fondatore del movimento Pro Sanctitate, per il quale papa Ratzinger aveva avviato la causa di beatificazione, in vista di una successiva canonizzazione. Percorso interrotto prudenzialmente dalla Chiesa lo scorso anno. Dopo l’uscita del libro, appunto: monsignor Giaquinta non sarà né santo ne’ beato, e il motivo lo conosce più di qualsiasi altro l’anziana protagonista de “La tentazione” (oggi quasi ottentenne), che chiunque abbia a cuore una Chiesa rinnovata dovrebbe ringraziare per il suo coraggio.
Ciao a tutti e grazie
Fabrizio

Chiesa senza pace, dunque.
Ma non sarebbe peggio Chiesa senza giustizia e trasparenza?

E’ bene che gli scandali vengano alla luce, dicevano un tempo. Oportet ut scandala eveniant. Verità sacrosanta, almeno questa. Anche in nome della libera informazione, che oggi non se la passa tanto bene.

Su Fb
Fabrizio Peronaci
La tentazione di Fabrizio Peronaci
Gruppo “Giornalismo Investigativo by Fabrizio Peronaci”

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fabrizio12
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Sono Fabrizio
Vi parlo un po' di me


Ciao a tutti, piacere. Il mio nome lo conoscete. Sono nato lo stesso giorno di Fabrizio De Andrè e Roberto Baggio e ciò, per ragioni diverse, mi inorgoglisce. Del primo, amo la poesia, la naturale empatia con gli ultimi e la giocosa sfrontatezza verso i potenti. Del secondo, apprezzo la fantasia in campo e la ricerca di un equilibrio fuori. Ai tempi delle elementari (Garbatella, Roma) correvo dietro a un pallone e al suo mito (Giggiriva). Delle scuole medie (Eur, Roma) custodisco con affetto le intemerate della professoressa Calvosa e le scazzottate con gli amici nei rettangolini di prato di fronte al Colosseo quadrato. Al liceo (scientifico) mi appassionai con differenti intensità ai poeti ermetici e alle ragazzine, con preferenza per quelle che avevano la borsa di Tolfa. Il 16 marzo 1978 tutto mutò quando fummo convocati in aula magna – le classi ammassate, concitate, le prof in lacrime – perché era successo un fatto grave, enorme, terrorizzante. Lo spartiacque. Il passaggio dall’io al noi. Il 23 novembre dell’80 ero nell’atrio della scuola, arrampicato in cima a un montagna di vestiti da ammassare in un camion per l’Irpinia. Negli anni universitari (La Sapienza, Roma) mi divisi tra Romeo & Juliette, Jim Thompson e le riunioni-fiume per mandare in stampa un giornale scanzonato e non allineato. Intanto, in sella a una Vespa rossa, facevo la gavetta in piccole testate. E nel giro di poco fui addirittura assunto. In un giornale vero. Con la previdenza e l’assistenza, la tredicesima e le ferie pagate. A 23 anni. Un sogno, di cui oggi porto un crescente senso di colpa pensando alle generazioni successive. Mi occupo da molto tempo di cronaca nera, malagiustizia e reticenze del potere. Della mia città amo le banchine del Tevere, la scalinata di viale Glorioso e i cancelli (intesi come stabilimenti balneari). Poesia preferita: “La ballata delle madri”. Canzone preferita. “Il testamento di Tito”. Film preferito: “Pauline à la plage”. Libro preferito: l’ultimo letto (“Omicidio al Giro”, di Paolo Foschi). Attitudini più gradite: generosità e coraggio delle idee. Meno gradite: arroganza e opportunismo. Lavori in preparazione: un romanzo-verità sulla storia di una suora vittima di stupro.