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La Lobby agricola 


Da tempo l'agricoltura è nell'occhio del ciclone, dal pericolo della "mucca pazza" agli organismi geneticamente modificati, ma l'accusa più grave che avanzano i consumatori e i cittadini "pagatori di tasse" è che goda di aiuti considerevoli e spropositati. Sotto accusa è la cosiddetta Lobby Agricola; ma che cos'è questa lobby? Un potente gruppo di pressione, coalizzato per favorire una rendita di posizione agli agricoltori, o la rappresentanza di interessi legittimi, travolti dall'industrializzazione e dalla globalizzazione? Questo libro ne descrive vizi e virtù. (Franco Angeli, 2003)

La lunga lotta per il riscatto di un mondo povero, uscito distrutto dal dopoguerra, la riforma agraria, la costituzione del blocco "bianco" bonomiamo, "argine al comunismo", il potere della Federconsorzi e il suo clamoroso crack, il più grande fallimento italiano. Ed ancora: la battaglia, ahinoi, perduta, per una politica agricola comunitaria a favore degli interessi italiani, il consociativismo ed il neocorporativismo dei sindacati agricoli. La svolta dell'ultimo decennio con l'allarme Cobas e le lacerazioni tra le organizzazioni agricole: Coldiretti, Confagricoltura, Cia, Copagri. Qual è l'effettiva rappresentanza dei vari sindacati? Un'analisi sui "media" ne indica il "tasso di visibilità". Il modo di fare lobby in agricoltura è stato definito in questo libro "l'anomalia italiana", per sottolineare la costante preferenza verso politiche di welfare piuttosto che politiche a favore delle imprese e delle produzioni. Questo ha impedito la modernizzazione del settore. Ora la lobby agricola deve affrontare non solo il processo di apertura dei mercati, ma anche la comparsa di coalizioni antiagricole, i "countervaling interests", e di gruppi che sindacano il loro operato, da noi ribattezzati i "ficcanaso agricoli". L'azienda agricola è una "piccola media impresa" o un semplice aggregato sociale marginale? È questa, in fondo, la domanda chiave. Alla risposta è legato il destino della lobby agricola, se riuscirà a sopravvivere e a rappresentare di nuovo un blocco di interessi concreti.

Antonio Piccinini è docente di Economia applicata presso la Facoltà di Scienze politiche dell'Università "La Sapienza" di Roma. È stato funzionario Fao e consulente di agenzie internazionali. Autore di Politica ed Agricoltura (FrancoAngeli, 2000) e di Agricultural Policies in Europe and the USA (con M. Loseby, Palgrave, 2001). Imprenditore agricolo in provincia di Modena. È stato presidente dell'Associazione agricoltori di Modena.

Fabrizio Peronaci , laureato in Scienze politiche all'Università "La Sapienza" di Roma, è giornalista professionista dal 1991. Attualmente è caposervizio al "Corriere della Sera", presso la sede di Roma. Ha lavorato al "Messaggero" e a "Italia Oggi", dove si è occupato di politica economica e cronaca sindacale.

 

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Sono Fabrizio
Vi parlo un po' di me


Ciao a tutti, piacere. Il mio nome lo conoscete. Sono nato lo stesso giorno di Fabrizio De Andrè e Roberto Baggio e ciò, per ragioni diverse, mi inorgoglisce. Del primo, amo la poesia, la naturale empatia con gli ultimi e la giocosa sfrontatezza verso i potenti. Del secondo, apprezzo la fantasia in campo e la ricerca di un equilibrio fuori. Ai tempi delle elementari (Garbatella, Roma) correvo dietro a un pallone e al suo mito (Giggiriva). Delle scuole medie (Eur, Roma) custodisco con affetto le intemerate della professoressa Calvosa e le scazzottate con gli amici nei rettangolini di prato di fronte al Colosseo quadrato. Al liceo (scientifico) mi appassionai con differenti intensità ai poeti ermetici e alle ragazzine, con preferenza per quelle che avevano la borsa di Tolfa. Il 16 marzo 1978 tutto mutò quando fummo convocati in aula magna – le classi ammassate, concitate, le prof in lacrime – perché era successo un fatto grave, enorme, terrorizzante. Lo spartiacque. Il passaggio dall’io al noi. Il 23 novembre dell’80 ero nell’atrio della scuola, arrampicato in cima a un montagna di vestiti da ammassare in un camion per l’Irpinia. Negli anni universitari (La Sapienza, Roma) mi divisi tra Romeo & Juliette, Jim Thompson e le riunioni-fiume per mandare in stampa un giornale scanzonato e non allineato. Intanto, in sella a una Vespa rossa, facevo la gavetta in piccole testate. E nel giro di poco fui addirittura assunto. In un giornale vero. Con la previdenza e l’assistenza, la tredicesima e le ferie pagate. A 23 anni. Un sogno, di cui oggi porto un crescente senso di colpa pensando alle generazioni successive. Mi occupo da molto tempo di cronaca nera, malagiustizia e reticenze del potere. Della mia città amo le banchine del Tevere, la scalinata di viale Glorioso e i cancelli (intesi come stabilimenti balneari). Poesia preferita: “La ballata delle madri”. Canzone preferita. “Il testamento di Tito”. Film preferito: “Pauline à la plage”. Libro preferito: l’ultimo letto (“Omicidio al Giro”, di Paolo Foschi). Attitudini più gradite: generosità e coraggio delle idee. Meno gradite: arroganza e opportunismo. Lavori in preparazione: un romanzo-verità sulla storia di una suora vittima di stupro.