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La Tentazione

La Tentazione


Quando nell’ottobre 2015 uno dei più importanti ordini religiosi viene travolto da uno scandalo a luci rosse, il clamore dei media è intenso quanto breve.
Ma il giornalista autore dello scoop continua a indagare, portando a galla un dossier secretato, inviato a papa Francesco, e una vicenda rimasta sepolta per decenni. Il dossier riferisce episodi di sesso a pagamento in seno alla Casa generalizia dei carmelitani scalzi.

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Il Ganglio


Nel 2013 Marco Fassoni Accetti, un ambiguo personaggio, a trent’anni dalla scomparsa di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori si autoaccusa di aver avuto un ruolo preminente nel loro sequestro, all’interno però di un progetto molto più ampio.

Da qui parte Il Ganglio e da qui inizia il viaggio di Fabrizio Peronaci nei luoghi più oscuri del Vaticano alla ricerca delle verità che ancora si nascondono dietro quelle mura.

mia sorella emanuela

Mia sorella Emanuela


Ventotto anni dopo, il giallo della scomparsa di Emanuela Orlandi, la cittadina vaticana sparita il 22 giugno 1983 mentre tornava a casa dopo una lezione di flauto, è a una svolta.

Le indagini recenti hanno portato alla decisione di riaprire la tomba di Renatino De Pedis, il capo della banda della Magliana sepolto nella cripta della basilica di Sant’Apollinare, nel pieno centro di Roma. La banda organizzò il sequestro della Orlandi come arma di ricatto verso la Santa Sede? Il movente è nel transito di fiumi di danaro tra i gangster e lo Ior? È solo l’ultima pista.Ma Pietro Orlandi, il fratello di Emanuela, non si accontenta. Così, esce allo scoperto con un libro-intervista scritto con il giornalista del Corriere della Sera Fabrizio Peronaci.

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"Vi supplico, chiamatemi Mirella"


Pubblico il racconto integralmente, eccolo...

Il mio nome è Mirella Gregori. Per tutti voi sono l’ “altra Emanuela”, ma non mi piace che mi chiamate così. Ogni persona ha diritto alla sua identità e ad essere rispettata. Anche se purtroppo – questo vi hanno convinto a pensare – la persona in questione, cioè io, si trova sottoterra ridotta a pezzettini oppure è stata violentata e poi strangolata e gettata in un burrone dove la notte fa freddo e i topi ti rosicchiano dappertutto o invece portata in una stanza buia, legata e imbavagliata e poi uccisa con un colpo di pistola alla testa e gli assassini non hanno avuto nessuna pietà oppure tenuta segregata per mesi in una buca coperta dai rami dove i rapitori calavano il cibo dall’alto fino a che non se ne sono andati quando hanno sentito una sirena della polizia e anche se continuavi a ripeterti “io non ho paura” all'improvviso tutto è diventato buio come la morte.

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La Lobby agricola 


Da tempo l'agricoltura è nell'occhio del ciclone, dal pericolo della "mucca pazza" agli organismi geneticamente modificati, ma l'accusa più grave che avanzano i consumatori e i cittadini "pagatori di tasse" è che goda di aiuti considerevoli e spropositati. Sotto accusa è la cosiddetta Lobby Agricola; ma che cos'è questa lobby? Un potente gruppo di pressione, coalizzato per favorire una rendita di posizione agli agricoltori, o la rappresentanza di interessi legittimi, travolti dall'industrializzazione e dalla globalizzazione? Questo libro ne descrive vizi e virtù. (Franco Angeli, 2003)

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calciatoreragazzino
Sono Fabrizio
Vi parlo un po' di me


Ciao a tutti, piacere. Il mio nome lo conoscete. Sono nato lo stesso giorno di Fabrizio De Andrè e Roberto Baggio e ciò, per ragioni diverse, mi inorgoglisce. Del primo, amo la poesia, la naturale empatia con gli ultimi e la giocosa sfrontatezza verso i potenti. Del secondo, apprezzo la fantasia in campo e la ricerca di un equilibrio fuori. Ai tempi delle elementari (Garbatella, Roma) correvo dietro a un pallone e al suo mito (Giggiriva). Delle scuole medie (Eur, Roma) custodisco con affetto le intemerate della professoressa Calvosa e le scazzottate con gli amici nei rettangolini di prato di fronte al Colosseo quadrato. Al liceo (scientifico) mi appassionai con differenti intensità ai poeti ermetici e alle ragazzine, con preferenza per quelle che avevano la borsa di Tolfa. Il 16 marzo 1978 tutto mutò quando fummo convocati in aula magna – le classi ammassate, concitate, le prof in lacrime – perché era successo un fatto grave, enorme, terrorizzante. Lo spartiacque. Il passaggio dall’io al noi. Il 23 novembre dell’80 ero nell’atrio della scuola, arrampicato in cima a un montagna di vestiti da ammassare in un camion per l’Irpinia. Negli anni universitari (La Sapienza, Roma) mi divisi tra Romeo & Juliette, Jim Thompson e le riunioni-fiume per mandare in stampa un giornale scanzonato e non allineato. Intanto, in sella a una Vespa rossa, facevo la gavetta in piccole testate. E nel giro di poco fui addirittura assunto. In un giornale vero. Con la previdenza e l’assistenza, la tredicesima e le ferie pagate. A 23 anni. Un sogno, di cui oggi porto un crescente senso di colpa pensando alle generazioni successive. Mi occupo da molto tempo di cronaca nera, malagiustizia e reticenze del potere. Della mia città amo le banchine del Tevere, la scalinata di viale Glorioso e i cancelli (intesi come stabilimenti balneari). Poesia preferita: “La ballata delle madri”. Canzone preferita. “Il testamento di Tito”. Film preferito: “Pauline à la plage”. Libro preferito: l’ultimo letto (“Omicidio al Giro”, di Paolo Foschi). Attitudini più gradite: generosità e coraggio delle idee. Meno gradite: arroganza e opportunismo. Lavori in preparazione: un romanzo-verità sulla storia di una suora vittima di stupro.
 

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