Giornalismo Investigativo

Gruppo Fb "Giornalismo investigativo by Fabrizio Peronaci"

Giornalismo Investigativo

Logli-Calzolaio: un sereno sabato pomeriggio
all'ipermercato Carrefour di San Giuliano

Un uomo e una donna sotto braccio, gli scaffali pieni di prodotti alimentari, i piccoli piaceri di una coppia felice, come scegliere una bottiglia di vino o il formaggio più gustoso per l'imminente cenetta a due. Lo cantava anche Lucio Battisti, in una delle sue canzoni più famose... "In un grande magazzino una volta al mese / spingere un carrello pieno / sotto braccio a te / e parlar di surgelati / rincarati...".
Stasera, attorno alle 19, la stessa scena è stata registrata dalle telecamere dell'ipermercato Carrefour di San Giuliano Terme e notata da decine di clienti dell'esercizio commerciale.
Lui: Antonio Logli. Lei: Sara Calzolaio.
Lui pantaloni al ginocchio e Lacostina. Lei camicione a colori vivaci e fuseaux neri attillati, trucco evidente e capelli ben curati, forse era appena stata dal parrucchiere. Avevano parcheggiato la macchina nei sotterranei, come ogni sabato di shopping. Il comando delle operazioni, raccontano, era tutto in mano sua: con metodi decisi e vagamente matriarcali, lei disponeva cosa acquistare e lo riponeva nel carrello. Pareva soddisfatta, serena.
Non davano l'impressione di volersi nascondere, anzi. Qualcuno ipotizza che provassero un sottile piacere nel farsi vedere in pubblico, nella loro normalità di coppia. Lui, all'apparenza più distaccato, telefonino incollato all'orecchio, passava in rassegna gli scaffali e si limitava a qualche suggerimento.
Più lunga delle altre la sosta al reparto salumeria. Infine, la fila alla cassa. Sempre sotto braccio, appunto... "Far la coda mentre sento / che ti appoggi a me..."
Lui pochi mesi fa è stato condannato a 20 anni per omicidio volontario e distruzione di cadavere e gode di una misura alternativa al carcere, l'obbligo di dimora. Era nei tempi, tutto regolare: il rientro a casa scatta dalle 21.
Lei si occupa delle faccende, fa il bucato, riassetta le stanze, riempie il frigorifero, prepara pranzo e cena per tutti. Nella stessa casa. In "quella" casa. Perché no?

 

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Sono Fabrizio
Vi parlo un po' di me


Ciao a tutti, piacere. Il mio nome lo conoscete. Sono nato lo stesso giorno di Fabrizio De Andrè e Roberto Baggio e ciò, per ragioni diverse, mi inorgoglisce. Del primo, amo la poesia, la naturale empatia con gli ultimi e la giocosa sfrontatezza verso i potenti. Del secondo, apprezzo la fantasia in campo e la ricerca di un equilibrio fuori. Ai tempi delle elementari (Garbatella, Roma) correvo dietro a un pallone e al suo mito (Giggiriva). Delle scuole medie (Eur, Roma) custodisco con affetto le intemerate della professoressa Calvosa e le scazzottate con gli amici nei rettangolini di prato di fronte al Colosseo quadrato. Al liceo (scientifico) mi appassionai con differenti intensità ai poeti ermetici e alle ragazzine, con preferenza per quelle che avevano la borsa di Tolfa. Il 16 marzo 1978 tutto mutò quando fummo convocati in aula magna – le classi ammassate, concitate, le prof in lacrime – perché era successo un fatto grave, enorme, terrorizzante. Lo spartiacque. Il passaggio dall’io al noi. Il 23 novembre dell’80 ero nell’atrio della scuola, arrampicato in cima a un montagna di vestiti da ammassare in un camion per l’Irpinia. Negli anni universitari (La Sapienza, Roma) mi divisi tra Romeo & Juliette, Jim Thompson e le riunioni-fiume per mandare in stampa un giornale scanzonato e non allineato. Intanto, in sella a una Vespa rossa, facevo la gavetta in piccole testate. E nel giro di poco fui addirittura assunto. In un giornale vero. Con la previdenza e l’assistenza, la tredicesima e le ferie pagate. A 23 anni. Un sogno, di cui oggi porto un crescente senso di colpa pensando alle generazioni successive. Mi occupo da molto tempo di cronaca nera, malagiustizia e reticenze del potere. Della mia città amo le banchine del Tevere, la scalinata di viale Glorioso e i cancelli (intesi come stabilimenti balneari). Poesia preferita: “La ballata delle madri”. Canzone preferita. “Il testamento di Tito”. Film preferito: “Pauline à la plage”. Libro preferito: l’ultimo letto (“Omicidio al Giro”, di Paolo Foschi). Attitudini più gradite: generosità e coraggio delle idee. Meno gradite: arroganza e opportunismo. Lavori in preparazione: un romanzo-verità sulla storia di una suora vittima di stupro.
 

Editoriale

 fabrizio peronaci

Il ruolo del giornalismo libero
nei casi di giustizia negata

Non è il sogno di un giornalista idealista, ma una sfida possibile, in questi tempi in cui l’informazione non se la passa tanto bene. Oltre un secolo fa, il presidente Theodore Roosevelt, riferendosi ai cronisti un po’ troppo rompiscatole, coniò una definizione di cui loro si impossessarono, facendola diventare un punto d’onore: muckrakers, gli spalatori di letame. Bravi, bravissimi, i precursori di quel giornalismo d’inchiesta di cui in Italia si sente tanto la mancanza.Una quindicina d’anni fa, a Boston, un’altra squadra di colleghi testardi e coraggiosi riuscì ad alzare il velo su un colossale scandalo di pedofilia, il più grave nella storia della Chiesa. C’è voluto un film vincitore del premio Oscar, perché anche da noi si affacciasse l’idea che il giornalista può essere un personaggio positivo, animato da motivazioni etiche, disinteressato e capace di rischiare in prima persona, di tenersi alla larga dalle lusinghe del potere e della convenienza personale, innamorato di parole desuete come trasparenza, onestà, democrazia. Ecco, è esattamente questo l’obiettivo del gruppo Fb che vi propongo: riallacciare i fili tra le persone, in un confronto leale e ove occorra critico con le istituzioni, al servizio di una società più giusta e solidale. Nell’ambito di tale mission, il giornalismo investigativo, libero da qualsiasi influenza, può assumere un ruolo centrale. La mia storia professionale è orientata verso la cronaca nera, quella che racconta la tragedia e il desiderio di rinascita delle donne e degli uomini, con un’accentuazione di interesse verso le tante, troppe vicende caratterizzate da errori e/o reticenze nella ricerca della verità e nella ricostruzione di fatti aventi rilievo giudiziario.
Cold case, omicidi irrisolti, code avvelenate delle stragi e dei misteri di Stato, depistaggi e trame consumate sulla pelle di innocenti, soprusi contro i più deboli, episodi eclatanti di malasanità, marginalità diffuse: in un Paese in cui la narrazione quotidiana è stata di fatto delegata alle Procure da un sistema informativo ignavo e autoreferenziale, solo un giornalismo forte e fiero della propria autonomia può al contrario fornire un contributo importante al progresso civile e alla coesione sociale. 
Ripartiamo dalle storie, raccontandole senza filtri. Ribaltiamo i paradigmi dell’oggi, tornando a credere nell’impegno e nella passione civile, ognuno nel suo campo, con un occhio attento a ciò che ci accade attorno. 

La partecipazione e il dialogo saranno la nostra forza.

Grazie e benvenuti

Fabrizio, 4 luglio 2016