Giornalismo Investigativo

Gruppo Fb "Giornalismo investigativo by Fabrizio Peronaci"

Giornalismo Investigativo

Caso Ragusa, troppo nervosismo, colleghi
La verità è in cammino e nulla potrà fermarla...

 

Roberta era incinta oppure disse al marito di esserlo, in uno scatto di disperata rivalsa, per liberarsi dell'amante? Questa, forse, potrebbe essere stata la molla che quella maledetta notte del 12 gennaio 2012 ha portato all'omicidio?
Non sia mai!
La sola ipotesi - avanzata con sobrietà e sulla base di ponderate valutazioni da questo Gruppo di Giornalismo Investigativo - scatena diffuse e plateali crisi di nervi.
Soffermiamoci un momento a ragionare, per capire. Perché? Come mai analizzare tutti gli scenari al fine di portare chiarezza in uno scandaloso caso di malagiustizia come quello ambientato a Pisa produce reazioni tanto indispettite? Perché si vuole a tutti i costi criminalizzare chi continua a indagare, rivelando man mano importanti indizi, sul movente e le modalità del delitto? Non è che il libero giornalismo (merce rara in Italia) da' fastidio in quanto alza il velo sulle evidenti complicità di un sistema politico-inquirente-mediatico inquinato da interferenze ambientali e da possibili correita'?
No, macché, ci mancherebbe... in fondo c'è una sentenza, giustizia e' stata fatta...
E passiamo al secondo blocco di domande. Perché mai, a proposito della povera Roberta Ragusa, pronunciare la parola "gravidanza" sarebbe quasi un sacrilegio? Perche' si offende la memoria della vittima, alzano in molti il ditino. Suvvia, colleghi, colleghe... Siamo, siete uomini e donne di mondo... Ne avete dette e scritte (e fatte vedere) di ben peggiori. Cos'è questo rigurgito di etica? Ma poi, pensateci, cosa c'è di offensivo? La dolce attesa di una donna che lotta disperatamente per tenere unita la sua famiglia sarebbe forse una colpa? Da quando in qua - seppure in via ipotetica e in presenza di un rapporto logorato - restare incinta del proprio marito sarebbe disdicevole? E poi, coraggio, spiegate: in base a quale prova indiscutibile si può sostenere il contrario? Semplice, replicate inarcando il sopracciglio: il marito dichiaro' che lui e Roberta non avevano rapporti intimi da tempo. Già, se lo dice Antonio Logli... fantastico... E' tutto chiaro, giallo risolto!
Infine eccoci all'ultima domanda, quella risolutiva. Ma scusa, obietta qualcuno, non l'ha detto anche la televisione che era una bufala? Si', certo, quella stessa televisione che sul caso Ragusa ha rinunciato da tempo a raccontare tutti i retroscena. Elementare, Watson! Se poi lo conferma anche una nota criminologa, allora siamo a posto. E' matematica...
Cari amici e amiche, concludo: gli attacchi a questo Gruppo non sono casuali. Uno spazio di giornalismo indipendente e animato da passione civile da' fastidio a molti e suscita reazioni di chiusura. E' tutto già scritto. Sta nella storia di questo disgraziato Paese. Ma noi continueremo. "La verità è in cammino e nulla potrà fermarla", disse Emile Zola a proposito di uno scandalo di fine Ottocento dai contorni spionistici, e in fondo lo stesso scenario si intravede anche per la triste fine di Roberta...
Colleghi, nervi saldi e correttezza. Lavoriamo uniti, facciamo gioco di squadra. In ballo c'è molto di più di qualche piccola vanità personale


Ragusa

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fabrizio12
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Sono Fabrizio
Vi parlo un po' di me


Ciao a tutti, piacere. Il mio nome lo conoscete. Sono nato lo stesso giorno di Fabrizio De Andrè e Roberto Baggio e ciò, per ragioni diverse, mi inorgoglisce. Del primo, amo la poesia, la naturale empatia con gli ultimi e la giocosa sfrontatezza verso i potenti. Del secondo, apprezzo la fantasia in campo e la ricerca di un equilibrio fuori. Ai tempi delle elementari (Garbatella, Roma) correvo dietro a un pallone e al suo mito (Giggiriva). Delle scuole medie (Eur, Roma) custodisco con affetto le intemerate della professoressa Calvosa e le scazzottate con gli amici nei rettangolini di prato di fronte al Colosseo quadrato. Al liceo (scientifico) mi appassionai con differenti intensità ai poeti ermetici e alle ragazzine, con preferenza per quelle che avevano la borsa di Tolfa. Il 16 marzo 1978 tutto mutò quando fummo convocati in aula magna – le classi ammassate, concitate, le prof in lacrime – perché era successo un fatto grave, enorme, terrorizzante. Lo spartiacque. Il passaggio dall’io al noi. Il 23 novembre dell’80 ero nell’atrio della scuola, arrampicato in cima a un montagna di vestiti da ammassare in un camion per l’Irpinia. Negli anni universitari (La Sapienza, Roma) mi divisi tra Romeo & Juliette, Jim Thompson e le riunioni-fiume per mandare in stampa un giornale scanzonato e non allineato. Intanto, in sella a una Vespa rossa, facevo la gavetta in piccole testate. E nel giro di poco fui addirittura assunto. In un giornale vero. Con la previdenza e l’assistenza, la tredicesima e le ferie pagate. A 23 anni. Un sogno, di cui oggi porto un crescente senso di colpa pensando alle generazioni successive. Mi occupo da molto tempo di cronaca nera, malagiustizia e reticenze del potere. Della mia città amo le banchine del Tevere, la scalinata di viale Glorioso e i cancelli (intesi come stabilimenti balneari). Poesia preferita: “La ballata delle madri”. Canzone preferita. “Il testamento di Tito”. Film preferito: “Pauline à la plage”. Libro preferito: l’ultimo letto (“Omicidio al Giro”, di Paolo Foschi). Attitudini più gradite: generosità e coraggio delle idee. Meno gradite: arroganza e opportunismo. Lavori in preparazione: un romanzo-verità sulla storia di una suora vittima di stupro.
 

Editoriale

 fabrizio peronaci

Il ruolo del giornalismo libero
nei casi di giustizia negata

Non è il sogno di un giornalista idealista, ma una sfida possibile, in questi tempi in cui l’informazione non se la passa tanto bene. Oltre un secolo fa, il presidente Theodore Roosevelt, riferendosi ai cronisti un po’ troppo rompiscatole, coniò una definizione di cui loro si impossessarono, facendola diventare un punto d’onore: muckrakers, gli spalatori di letame. Bravi, bravissimi, i precursori di quel giornalismo d’inchiesta di cui in Italia si sente tanto la mancanza.Una quindicina d’anni fa, a Boston, un’altra squadra di colleghi testardi e coraggiosi riuscì ad alzare il velo su un colossale scandalo di pedofilia, il più grave nella storia della Chiesa. C’è voluto un film vincitore del premio Oscar, perché anche da noi si affacciasse l’idea che il giornalista può essere un personaggio positivo, animato da motivazioni etiche, disinteressato e capace di rischiare in prima persona, di tenersi alla larga dalle lusinghe del potere e della convenienza personale, innamorato di parole desuete come trasparenza, onestà, democrazia. Ecco, è esattamente questo l’obiettivo del gruppo Fb che vi propongo: riallacciare i fili tra le persone, in un confronto leale e ove occorra critico con le istituzioni, al servizio di una società più giusta e solidale. Nell’ambito di tale mission, il giornalismo investigativo, libero da qualsiasi influenza, può assumere un ruolo centrale. La mia storia professionale è orientata verso la cronaca nera, quella che racconta la tragedia e il desiderio di rinascita delle donne e degli uomini, con un’accentuazione di interesse verso le tante, troppe vicende caratterizzate da errori e/o reticenze nella ricerca della verità e nella ricostruzione di fatti aventi rilievo giudiziario.
Cold case, omicidi irrisolti, code avvelenate delle stragi e dei misteri di Stato, depistaggi e trame consumate sulla pelle di innocenti, soprusi contro i più deboli, episodi eclatanti di malasanità, marginalità diffuse: in un Paese in cui la narrazione quotidiana è stata di fatto delegata alle Procure da un sistema informativo ignavo e autoreferenziale, solo un giornalismo forte e fiero della propria autonomia può al contrario fornire un contributo importante al progresso civile e alla coesione sociale. 
Ripartiamo dalle storie, raccontandole senza filtri. Ribaltiamo i paradigmi dell’oggi, tornando a credere nell’impegno e nella passione civile, ognuno nel suo campo, con un occhio attento a ciò che ci accade attorno. 

La partecipazione e il dialogo saranno la nostra forza.

Grazie e benvenuti

Fabrizio, 4 luglio 2016