Giornalismo Investigativo

Gruppo Fb "Giornalismo investigativo by Fabrizio Peronaci"

Giornalismo Investigativo

Il gigolò di Villa Borghese fotografato con un cardinale, un prelato d'onore, un vescovo e due monsignori neri

 

Cinque foto, altrettante personalità ecclesiastiche. L’uomo con il giubbotto nero è il gigolò di Villa Borghese, salito alla ribalta delle cronache nell’ottobre 2015 per lo scandalo gay che coinvolse la Curia generalizia dei carmelitani scalzi, a Roma, raccontato nel libro “La tentazione”. Sembrava finita lì, che i rapporti sessuali nella penombra dei cespugli fossero limitati  a un padre superiore, poi trasferito.

Invece, dallo scenario che sta emergendo, lo scandalo potrebbe allargarsi e fare irruzione direttamente nelle sacre stanze della Santa Sede. Come dimostrano queste foto, l'uomo, di origini siciliane, una vita difficile alle spalle, vedovo e senza casa, aveva infatti buone entrature in Vaticano. Perché? Come si spiega la partecipazione di una persona nota negli ambienti della prostituzione maschile a ricevimenti di prim’ordine, in compagnia di alte eminenze? Quei contatti altolocati servivano forse come aggancio per accedere successivamente ad altro genere di incontri? Nell’ordine, l’uomo di Villa Borghese si trova al fianco del cardinale Francesco Coccopalmerio, del Capo cerimoniere vaticano Guido Marini, di un vescovo in una sacrestia e di due monsignori neri

Ps- Le immagini sono tratte dalla pagina Fb dell'invitato ai ricevimenti

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fabrizio12
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calciatoreragazzino
Sono Fabrizio
Vi parlo un po' di me


Ciao a tutti, piacere. Il mio nome lo conoscete. Sono nato lo stesso giorno di Fabrizio De Andrè e Roberto Baggio e ciò, per ragioni diverse, mi inorgoglisce. Del primo, amo la poesia, la naturale empatia con gli ultimi e la giocosa sfrontatezza verso i potenti. Del secondo, apprezzo la fantasia in campo e la ricerca di un equilibrio fuori. Ai tempi delle elementari (Garbatella, Roma) correvo dietro a un pallone e al suo mito (Giggiriva). Delle scuole medie (Eur, Roma) custodisco con affetto le intemerate della professoressa Calvosa e le scazzottate con gli amici nei rettangolini di prato di fronte al Colosseo quadrato. Al liceo (scientifico) mi appassionai con differenti intensità ai poeti ermetici e alle ragazzine, con preferenza per quelle che avevano la borsa di Tolfa. Il 16 marzo 1978 tutto mutò quando fummo convocati in aula magna – le classi ammassate, concitate, le prof in lacrime – perché era successo un fatto grave, enorme, terrorizzante. Lo spartiacque. Il passaggio dall’io al noi. Il 23 novembre dell’80 ero nell’atrio della scuola, arrampicato in cima a un montagna di vestiti da ammassare in un camion per l’Irpinia. Negli anni universitari (La Sapienza, Roma) mi divisi tra Romeo & Juliette, Jim Thompson e le riunioni-fiume per mandare in stampa un giornale scanzonato e non allineato. Intanto, in sella a una Vespa rossa, facevo la gavetta in piccole testate. E nel giro di poco fui addirittura assunto. In un giornale vero. Con la previdenza e l’assistenza, la tredicesima e le ferie pagate. A 23 anni. Un sogno, di cui oggi porto un crescente senso di colpa pensando alle generazioni successive. Mi occupo da molto tempo di cronaca nera, malagiustizia e reticenze del potere. Della mia città amo le banchine del Tevere, la scalinata di viale Glorioso e i cancelli (intesi come stabilimenti balneari). Poesia preferita: “La ballata delle madri”. Canzone preferita. “Il testamento di Tito”. Film preferito: “Pauline à la plage”. Libro preferito: l’ultimo letto (“Omicidio al Giro”, di Paolo Foschi). Attitudini più gradite: generosità e coraggio delle idee. Meno gradite: arroganza e opportunismo. Lavori in preparazione: un romanzo-verità sulla storia di una suora vittima di stupro.
 

Editoriale

 fabrizio peronaci

Il ruolo del giornalismo libero
nei casi di giustizia negata

Non è il sogno di un giornalista idealista, ma una sfida possibile, in questi tempi in cui l’informazione non se la passa tanto bene. Oltre un secolo fa, il presidente Theodore Roosevelt, riferendosi ai cronisti un po’ troppo rompiscatole, coniò una definizione di cui loro si impossessarono, facendola diventare un punto d’onore: muckrakers, gli spalatori di letame. Bravi, bravissimi, i precursori di quel giornalismo d’inchiesta di cui in Italia si sente tanto la mancanza.Una quindicina d’anni fa, a Boston, un’altra squadra di colleghi testardi e coraggiosi riuscì ad alzare il velo su un colossale scandalo di pedofilia, il più grave nella storia della Chiesa. C’è voluto un film vincitore del premio Oscar, perché anche da noi si affacciasse l’idea che il giornalista può essere un personaggio positivo, animato da motivazioni etiche, disinteressato e capace di rischiare in prima persona, di tenersi alla larga dalle lusinghe del potere e della convenienza personale, innamorato di parole desuete come trasparenza, onestà, democrazia. Ecco, è esattamente questo l’obiettivo del gruppo Fb che vi propongo: riallacciare i fili tra le persone, in un confronto leale e ove occorra critico con le istituzioni, al servizio di una società più giusta e solidale. Nell’ambito di tale mission, il giornalismo investigativo, libero da qualsiasi influenza, può assumere un ruolo centrale. La mia storia professionale è orientata verso la cronaca nera, quella che racconta la tragedia e il desiderio di rinascita delle donne e degli uomini, con un’accentuazione di interesse verso le tante, troppe vicende caratterizzate da errori e/o reticenze nella ricerca della verità e nella ricostruzione di fatti aventi rilievo giudiziario.
Cold case, omicidi irrisolti, code avvelenate delle stragi e dei misteri di Stato, depistaggi e trame consumate sulla pelle di innocenti, soprusi contro i più deboli, episodi eclatanti di malasanità, marginalità diffuse: in un Paese in cui la narrazione quotidiana è stata di fatto delegata alle Procure da un sistema informativo ignavo e autoreferenziale, solo un giornalismo forte e fiero della propria autonomia può al contrario fornire un contributo importante al progresso civile e alla coesione sociale. 
Ripartiamo dalle storie, raccontandole senza filtri. Ribaltiamo i paradigmi dell’oggi, tornando a credere nell’impegno e nella passione civile, ognuno nel suo campo, con un occhio attento a ciò che ci accade attorno. 

La partecipazione e il dialogo saranno la nostra forza.

Grazie e benvenuti

Fabrizio, 4 luglio 2016

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