• Caso Orlandi, la prova negata

    Le pagine di Paese Sera nelle quali era avvolto il flauto: una prova che non si è proprio voluto vedere

  • Dossier Orlandi / Così padre Lombardi informò papa Ratzinger dell'uscita di "Mia sorella Emanuela"

    Ecco un primo documento del dossier custodito da padre Georg: servizi deviati, Stasi, Solidarnosc e la gestione “mediatica” del caso Orlandi alla luce della lettura di "Mia sorella Emanuela"

  • Giallo Skerl, quella tomba è vuota

    A 33 anni dall'omicidio di Katty Skerl
    abbiamo svolto un test al cimitero Verano:
    dietro la lapide la bara non c'è

  • Il Ganglio

    copertina il ganglio

    Il Ganglio


    Nel 2013 Marco Fassoni Accetti, un ambiguo personaggio, a trent’anni dalla scomparsa di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori si autoaccusa di aver avuto un ruolo preminente nel loro sequestro, all’interno però di un progetto molto più ampio.

    Da qui parte Il Ganglio e da qui inizia il viaggio di Fabrizio Peronaci nei luoghi più oscuri del Vaticano alla ricerca delle verità che ancora si nascondono dietro quelle mura.

  • Intervista a Maria Laura Garramon

    Caso Orlandi, perizia psichiatrica sul superteste.
    La madre di Josè: «È antisociale, come i serial killer»

    Marco Accetti, autoaccusatosi del sequestro di Emanuela, nel 1983 investì e uccise il piccolo Garramon. Parla la mamma: «Ho contattato specialisti che lo hanno studiato per mesi: è capace di intendere e di volere. Lui portò mio figlio nella pineta»

    Garramon José

  • Mia sorella Emanuela

    mia sorella emanuela

    Mia sorella Emanuela


    Ventotto anni dopo, il giallo della scomparsa di Emanuela Orlandi, la cittadina vaticana sparita il 22 giugno 1983 mentre tornava a casa dopo una lezione di flauto, è a una svolta.

    Le indagini recenti hanno portato alla decisione di riaprire la tomba di Renatino De Pedis, il capo della banda della Magliana sepolto nella cripta della basilica di Sant’Apollinare, nel pieno centro di Roma. La banda organizzò il sequestro della Orlandi come arma di ricatto verso la Santa Sede? Il movente è nel transito di fiumi di danaro tra i gangster e lo Ior? È solo l’ultima pista.Ma Pietro Orlandi, il fratello di Emanuela, non si accontenta. Così, esce allo scoperto con un libro-intervista scritto con il giornalista del Corriere della Sera Fabrizio Peronaci.

  • Spotlight e caso Orlandi - 1

    Il film «Spotlight» e il sequestro Orlandi: prova dei legami con Boston

    Spunta un verbale della moglie del supertestimone, con un possibile messaggio in codice: «Ero in America tra l’agosto e il novembre 1983». Dove? Nella città dello scandalo sessuale raccontato dalla recente pellicola sui giornalisti del Boston Globe

    Spotlight 1

  • Spotlight e caso Orlandi - 2

    Film «Spotlight» e sequestro Orlandi da Boston avvisi in codice al Vaticano

    SUna lettera partita dalla città dello scandalo pedofilia rimanda alla trattativa in corso nel 1983 per chiudere il caso Ior-Ambrosiano: i rapitori di Emanuela, indicando 5-84, dettarono i tempi dell’accordo di Ginevra?

    Spotlight 1

  • Una preghiera collettiva per Emanuela

    “PER RAGGIUNGERE LA VERITA’ SU EMANUELA
    PROPONGO UN MOMENTO STRAORDINARIO:
    UNA PREGHIERA COMUNE DI LAICI E RELIGIOSI”
    La proposta di Giampiero Guadagni a 34 anni dalla scomparsa. Suo anche il racconto teatrale “Il silenzio non esiste”, che pubblicheremo in vista del 22 giugno
    .....
    Giampiero Guadagni, giornalista di Conquiste del Lavoro (per quasi 70 anni storico giornale della Cisl), si occupa prevalentemente di sindacato e politica interna, e di recente è stato autore di importanti contributi sul caso Moro. Ma da sempre segue con passione anche la vicenda di Emanuela Orlandi e i misteri ad essa collegati, analizzando piste, indizi e materiale storico da integrare a riscontro dei fatti. Ora ha scritto un racconto dal taglio teatrale intitolato “Il silenzio non esiste”, dedicato alla scomparsa della “ragazza con la fascetta”. Un racconto che, chissà, potrebbe essere anche messo in scena.

fabrizio12
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calciatoreragazzino
Sono Fabrizio
Vi parlo un po' di me


Ciao a tutti, piacere. Il mio nome lo conoscete. Sono nato lo stesso giorno di Fabrizio De Andrè e Roberto Baggio e ciò, per ragioni diverse, mi inorgoglisce. Del primo, amo la poesia, la naturale empatia con gli ultimi e la giocosa sfrontatezza verso i potenti. Del secondo, apprezzo la fantasia in campo e la ricerca di un equilibrio fuori. Ai tempi delle elementari (Garbatella, Roma) correvo dietro a un pallone e al suo mito (Giggiriva). Delle scuole medie (Eur, Roma) custodisco con affetto le intemerate della professoressa Calvosa e le scazzottate con gli amici nei rettangolini di prato di fronte al Colosseo quadrato. Al liceo (scientifico) mi appassionai con differenti intensità ai poeti ermetici e alle ragazzine, con preferenza per quelle che avevano la borsa di Tolfa. Il 16 marzo 1978 tutto mutò quando fummo convocati in aula magna – le classi ammassate, concitate, le prof in lacrime – perché era successo un fatto grave, enorme, terrorizzante. Lo spartiacque. Il passaggio dall’io al noi. Il 23 novembre dell’80 ero nell’atrio della scuola, arrampicato in cima a un montagna di vestiti da ammassare in un camion per l’Irpinia. Negli anni universitari (La Sapienza, Roma) mi divisi tra Romeo & Juliette, Jim Thompson e le riunioni-fiume per mandare in stampa un giornale scanzonato e non allineato. Intanto, in sella a una Vespa rossa, facevo la gavetta in piccole testate. E nel giro di poco fui addirittura assunto. In un giornale vero. Con la previdenza e l’assistenza, la tredicesima e le ferie pagate. A 23 anni. Un sogno, di cui oggi porto un crescente senso di colpa pensando alle generazioni successive. Mi occupo da molto tempo di cronaca nera, malagiustizia e reticenze del potere. Della mia città amo le banchine del Tevere, la scalinata di viale Glorioso e i cancelli (intesi come stabilimenti balneari). Poesia preferita: “La ballata delle madri”. Canzone preferita. “Il testamento di Tito”. Film preferito: “Pauline à la plage”. Libro preferito: l’ultimo letto (“Omicidio al Giro”, di Paolo Foschi). Attitudini più gradite: generosità e coraggio delle idee. Meno gradite: arroganza e opportunismo. Lavori in preparazione: un romanzo-verità sulla storia di una suora vittima di stupro.
 

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