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Fabrizio redazione

Film «Spotlight» e sequestro Orlandi da Boston avvisi in codice al Vaticano

SUna lettera partita dalla città dello scandalo pedofilia rimanda alla trattativa in corso nel 1983 per chiudere il caso Ior-Ambrosiano: i rapitori di Emanuela, indicando 5-84, dettarono i tempi dell’accordo di Ginevra?

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Il film «Spotlight» e il sequestro Orlandi: prova dei legami con Boston

Spunta un verbale della moglie del supertestimone, con un possibile messaggio in codice: «Ero in America tra l’agosto e il novembre 1983». Dove? Nella città dello scandalo sessuale raccontato dalla recente pellicola sui giornalisti del Boston Globe

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Caso Orlandi, perizia psichiatrica sul superteste.
La madre di Josè: «È antisociale, come i serial killer»

Marco Accetti, autoaccusatosi del sequestro di Emanuela, nel 1983 investì e uccise il piccolo Garramon. Parla la mamma: «Ho contattato specialisti che lo hanno studiato per mesi: è capace di intendere e di volere. Lui portò mio figlio nella pineta»

Garramon José

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calciatoreragazzino
Sono Fabrizio
Vi parlo un po' di me


Ciao a tutti, piacere. Il mio nome lo conoscete. Sono nato lo stesso giorno di Fabrizio De Andrè e Roberto Baggio e ciò, per ragioni diverse, mi inorgoglisce. Del primo, amo la poesia, la naturale empatia con gli ultimi e la giocosa sfrontatezza verso i potenti. Del secondo, apprezzo la fantasia in campo e la ricerca di un equilibrio fuori. Ai tempi delle elementari (Garbatella, Roma) correvo dietro a un pallone e al suo mito (Giggiriva). Delle scuole medie (Eur, Roma) custodisco con affetto le intemerate della professoressa Calvosa e le scazzottate con gli amici nei rettangolini di prato di fronte al Colosseo quadrato. Al liceo (scientifico) mi appassionai con differenti intensità ai poeti ermetici e alle ragazzine, con preferenza per quelle che avevano la borsa di Tolfa. Il 16 marzo 1978 tutto mutò quando fummo convocati in aula magna – le classi ammassate, concitate, le prof in lacrime – perché era successo un fatto grave, enorme, terrorizzante. Lo spartiacque. Il passaggio dall’io al noi. Il 23 novembre dell’80 ero nell’atrio della scuola, arrampicato in cima a un montagna di vestiti da ammassare in un camion per l’Irpinia. Negli anni universitari (La Sapienza, Roma) mi divisi tra Romeo & Juliette, Jim Thompson e le riunioni-fiume per mandare in stampa un giornale scanzonato e non allineato. Intanto, in sella a una Vespa rossa, facevo la gavetta in piccole testate. E nel giro di poco fui addirittura assunto. In un giornale vero. Con la previdenza e l’assistenza, la tredicesima e le ferie pagate. A 23 anni. Un sogno, di cui oggi porto un crescente senso di colpa pensando alle generazioni successive. Mi occupo da molto tempo di cronaca nera, malagiustizia e reticenze del potere. Della mia città amo le banchine del Tevere, la scalinata di viale Glorioso e i cancelli (intesi come stabilimenti balneari). Poesia preferita: “La ballata delle madri”. Canzone preferita. “Il testamento di Tito”. Film preferito: “Pauline à la plage”. Libro preferito: l’ultimo letto (“Omicidio al Giro”, di Paolo Foschi). Attitudini più gradite: generosità e coraggio delle idee. Meno gradite: arroganza e opportunismo. Lavori in preparazione: un romanzo-verità sulla storia di una suora vittima di stupro.