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Fabrizio redazione

Tangenti e assunzioni facili all’Ama
dialoghi-choc all’esame della Procura

 

«Sono entrata pagando 17 mila euro». In una chiavetta Usb 36 minuti di registrazioni scottanti sul traffico di posti di lavoro. I fatti risalgono al 2012, l’inchiesta aperta dalla scorsa estate. Coinvolto un sindacalista

 

ama

 

Nell’azienda municipalizzata più famigerata d’Italia, quell’Ama che di gentile ha soltanto il nome e in tempi recenti ha fatto respirare ai romani i peggiori miasmi - dalla Parentopoli targata Panzironi alle convulsioni del caso Muraro, dal video con un netturbino che sniffa cocaina alle foto choc dei maiali grufolanti attorno ai cassonetti - quest’esclusiva mancava. Se ne parlava con insistenza, per la verità. Più che una voce, era un mormorio indistinto, bisbigliato da operai, autisti e capisquadra tenendo la mano davanti alla bocca. «Non lo sai? Certo che per entrare in Ama si paga!» Bene, anzi male. Fino a che oggi, finalmente, quel labiale è stato decifrato. Esisteva un tariffario non solo per le promozioni – come scoperto dal Corriere quattro anni fa – ma anche per le assunzioni: 17 mila euro et voilà, la tuta arancione era pronta. E se qualcosa andava storto, la «stecca» saliva: un posto fisso d’altronde è oro colato, come dire di no?

Davide Cervia, la figlia: «Mio padre tradito dallo Stato che servì»

Il superesperto in guerre elettroniche fu sequestrato nel 1990. Si apre il processo contro Difesa e Giustizia. Erika, 32 anni: «Papà vittima di una triangolazione tra aziende di armi, servizi deviati e politica corrotta. Tengo il suo bruco di peluche sul comodino»

Erika Cervia

Er Gnappa e i soprannomi della mala: Picone, Lavandino e Scheletrone

Intercettazioni e frasi in codice della gang specializzata in rapine. «Prima vado a messa, poi a ruba’». «Il commercialista è fuori». Una telefonata in redazione: «Vi spiego perché lo chiamiamo er Gnappa...»

Manlio Vitale, detto «er Gnappa», 67 anni, ex esponente della banda della Magliana arrestato nei giorni scorsi

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calciatoreragazzino
Sono Fabrizio
Vi parlo un po' di me


Ciao a tutti, piacere. Il mio nome lo conoscete. Sono nato lo stesso giorno di Fabrizio De Andrè e Roberto Baggio e ciò, per ragioni diverse, mi inorgoglisce. Del primo, amo la poesia, la naturale empatia con gli ultimi e la giocosa sfrontatezza verso i potenti. Del secondo, apprezzo la fantasia in campo e la ricerca di un equilibrio fuori. Ai tempi delle elementari (Garbatella, Roma) correvo dietro a un pallone e al suo mito (Giggiriva). Delle scuole medie (Eur, Roma) custodisco con affetto le intemerate della professoressa Calvosa e le scazzottate con gli amici nei rettangolini di prato di fronte al Colosseo quadrato. Al liceo (scientifico) mi appassionai con differenti intensità ai poeti ermetici e alle ragazzine, con preferenza per quelle che avevano la borsa di Tolfa. Il 16 marzo 1978 tutto mutò quando fummo convocati in aula magna – le classi ammassate, concitate, le prof in lacrime – perché era successo un fatto grave, enorme, terrorizzante. Lo spartiacque. Il passaggio dall’io al noi. Il 23 novembre dell’80 ero nell’atrio della scuola, arrampicato in cima a un montagna di vestiti da ammassare in un camion per l’Irpinia. Negli anni universitari (La Sapienza, Roma) mi divisi tra Romeo & Juliette, Jim Thompson e le riunioni-fiume per mandare in stampa un giornale scanzonato e non allineato. Intanto, in sella a una Vespa rossa, facevo la gavetta in piccole testate. E nel giro di poco fui addirittura assunto. In un giornale vero. Con la previdenza e l’assistenza, la tredicesima e le ferie pagate. A 23 anni. Un sogno, di cui oggi porto un crescente senso di colpa pensando alle generazioni successive. Mi occupo da molto tempo di cronaca nera, malagiustizia e reticenze del potere. Della mia città amo le banchine del Tevere, la scalinata di viale Glorioso e i cancelli (intesi come stabilimenti balneari). Poesia preferita: “La ballata delle madri”. Canzone preferita. “Il testamento di Tito”. Film preferito: “Pauline à la plage”. Libro preferito: l’ultimo letto (“Omicidio al Giro”, di Paolo Foschi). Attitudini più gradite: generosità e coraggio delle idee. Meno gradite: arroganza e opportunismo. Lavori in preparazione: un romanzo-verità sulla storia di una suora vittima di stupro.