Articoli & Inchieste

CorriereLogo

Fabrizio redazione

Katy Skerl, la svolta 30 anni dopo Spunta la pista bulgara: uccisa per «vendetta»

La ragazza era in classe con la figlia del presunto complice di Agca Vicenda legata a fasi alterne alla scomparsa di Emanuela Orlandi

Katy Skerl

ROMA - La bella Katy, uccisa in una vigna alle porte di Roma. Figlia di un regista, Peter Skerl, famoso per film erotici che fecero scalpore. Ribelle e anticonformista, la Katy, ai tempi in cui il «riflusso» andava già oscurando il mitico Sessantotto. A 17 anni era iscritta alla Fgci. Scriveva ne lsuo diario: «La rivoluzione è donna». I compagni dell’artistico di ponte Milvio l’adoravano. «Ripensare al tuo sorriso mi dà i brividi!», scrive tuttora Marco, nel sito a lei dedicato. Peccato che, lei, sia stata strangolata il 21 gennaio 1984. Un giallo indecifrabile. Un cold case legato a fasi alterne alla scomparsa di Emanuela Orlandi (la figlia del messo pontificio svanita nel nulla nel 1983) e sempre ritenuto lontano dalla soluzione.

Oggi però, a 30 anni esatti dal ritrovamento del corpo della «biondina» a Grottaferrata, accade l’imprevisto. Una svolta inattesa, forse decisiva. Nessuno dei tanti investigatori alle prese per decenni con la Vatican connection ci aveva pensato. Nessuno s’era preso la briga di chiedere al liceo di via Giulio Romano gli elenchi della sezione «B», frequentata da Katy.
La rivelazione al Corriere è arrivata via mail da una ex compagna di banco: «Scrivo in relazione al caso Skerl. Si è mai saputo che in classe nostra c’era una ragazzina bulgara, figlia del funzionario accusato di aver partecipato all’attentato al Papa?». Signora, molto interessante: può spiegare meglio?

Risposta: «Era l’anno 1980-1981. Io frequentavo la I B come Katy e i tanti ex alunni che ancora la ricordano. E tra noi c’era anche Snejna Vassilev, la figlia del funzionario dell’ambasciata poi finito sotto processo come complice di Alì Agca. Ricordo ancora come iniziava il suo telefono di casa: 8388... Snejna, però, subito dopo l’attentato rientrò in patria con la famiglia... ».
Alt. La novità impone un riepilogo, in modo da collocare al loro posto tutti i tasselli della triangolazione Skerl-Orlandi-Gregori. Tredici maggio 1981, dunque. Quel giorno, in piazza San Pietro, Agca fa fuoco contro Wojtyla.


La piccola Vassilev
nelle ore successive lascia Roma. Partono le indagini a caccia dei mandanti e presto si inizia a parlare di pista bulgara. Passano quasi due anni: il 7 maggio 1983 sparisce Mirella Gregori e un mese dopo, il 22 giugno, Emanuela Orlandi. I rapitori di quest’ultima mandano messaggi di rivendicazione con la promessa di liberare la ragazza in cambio della scarcerazione di Agca. Il terrorista turco incrocia il destino delle due quindicenni, insomma. E con lui i presunti complici bulgari che, nel frattempo, il giudice Ilario Martella ha messo nel mirino nell’ambito della pista dell’Est, quella sulla matrice «comunista» dell’attentato.


E chi sono, i bulgari?
Tre: il caposcalo della Balkan Air Sergej Antonov, il cassiere dell’ambasciata Todor Aivazov e il numero due dell’ufficio militare, Zhelio Vassilev, appunto, il padre di Snejna, la compagna di classe oggi disvelata.
La Bulgarian connection , per la cronaca, giudiziariamente si rivelerà un fallimento: gli imputati saranno tutti assolti e il legame Lupi grigi-Kgb attraverso le spie di Sofia resterà non provato. Ma ciò che conta, nell’analisi della duplice scomparsa e del delitto Skerl, è l’antefatto: capire perché furono scelte le due ragazze e perché, mentre tutti le cercavano, fu barbaramente assassinata Katy.


E qui, ecco, i fili s’intrecciano...
Arriviamo ai giorni nostri, all’indagine in corso basata sulle rivelazioni di Marco Fassoni Accetti, il fotografo ed ex collegiale (conosciuto in ambienti ecclesiastici) che si è autoaccusato del sequestro Orlandi. Cosa ha detto, in sintesi, il teste indagato? Primo: che i due «finti rapimenti» (ideati per durare poche ore, ma finiti male) furono organizzati da una frangia di religiosi franco-lituani contrari alla linea anticomunista di Wojtyla, come strumento di pressione proprio contro le «false accuse» di Agca alla delegazione bulgara.


Secondo: che la povera Katy
fu uccisa per vendetta da una «fazione opposta», composta da religiosi e laici attestati su posizioni «occidentali e conservatrici». Non ha parlato, Fassoni Accetti, della compagna di classe bulgara: il nome di Snejna non è agli atti. Grazie al ricordo delle allieve della I B, però, ora è emerso. Si tratta di una dannata, incredibile coincidenza o della risolutiva chiave di volta, attesa per 30 anni dagli inquirenti e dalle famiglie coinvolte?

Pin It
fabrizio12
Grazie per aver visitato il mio blog!
Torna a trovarmi per nuove interessanti notizie!

Firma bn

calciatoreragazzino
Sono Fabrizio
Vi parlo un po' di me


Ciao a tutti, piacere. Il mio nome lo conoscete. Sono nato lo stesso giorno di Fabrizio De Andrè e Roberto Baggio e ciò, per ragioni diverse, mi inorgoglisce. Del primo, amo la poesia, la naturale empatia con gli ultimi e la giocosa sfrontatezza verso i potenti. Del secondo, apprezzo la fantasia in campo e la ricerca di un equilibrio fuori. Ai tempi delle elementari (Garbatella, Roma) correvo dietro a un pallone e al suo mito (Giggiriva). Delle scuole medie (Eur, Roma) custodisco con affetto le intemerate della professoressa Calvosa e le scazzottate con gli amici nei rettangolini di prato di fronte al Colosseo quadrato. Al liceo (scientifico) mi appassionai con differenti intensità ai poeti ermetici e alle ragazzine, con preferenza per quelle che avevano la borsa di Tolfa. Il 16 marzo 1978 tutto mutò quando fummo convocati in aula magna – le classi ammassate, concitate, le prof in lacrime – perché era successo un fatto grave, enorme, terrorizzante. Lo spartiacque. Il passaggio dall’io al noi. Il 23 novembre dell’80 ero nell’atrio della scuola, arrampicato in cima a un montagna di vestiti da ammassare in un camion per l’Irpinia. Negli anni universitari (La Sapienza, Roma) mi divisi tra Romeo & Juliette, Jim Thompson e le riunioni-fiume per mandare in stampa un giornale scanzonato e non allineato. Intanto, in sella a una Vespa rossa, facevo la gavetta in piccole testate. E nel giro di poco fui addirittura assunto. In un giornale vero. Con la previdenza e l’assistenza, la tredicesima e le ferie pagate. A 23 anni. Un sogno, di cui oggi porto un crescente senso di colpa pensando alle generazioni successive. Mi occupo da molto tempo di cronaca nera, malagiustizia e reticenze del potere. Della mia città amo le banchine del Tevere, la scalinata di viale Glorioso e i cancelli (intesi come stabilimenti balneari). Poesia preferita: “La ballata delle madri”. Canzone preferita. “Il testamento di Tito”. Film preferito: “Pauline à la plage”. Libro preferito: l’ultimo letto (“Omicidio al Giro”, di Paolo Foschi). Attitudini più gradite: generosità e coraggio delle idee. Meno gradite: arroganza e opportunismo. Lavori in preparazione: un romanzo-verità sulla storia di una suora vittima di stupro.